La Coppa di Nestore è sicuramente il reperto più importante del Museo Pithecusae di Villa Arbusto e si trova nella Sala 2 – Vetrina 18 del museo.

Nella vetrina 18 sono esposti materiali ceramici con iscrizioni in lettere greche, che rappresentano gli incunaboli della scrittura alfabetica greca. Una delle conoscenze fondamentali che i Greci dell’Eubea trasmisero ai popoli italici è infatti la scrittura alfabetica. Secondo l’opinione più accreditata, i Greci adottarno l’alfabeto dai Fenici nel corso del IX secolo.

La presenza di numerosi graffiti incisi su vasi dopo la cottura o, più raramente, dipinti, permette di dedurre che a Pithecusae (cosi era definita Ischia), nella seconda metà del VIII secolo a.C., la conoscenza della scrittura alfabetica greca era ampiamente diffusa nella classe sociale media.
Il più importante documento in tal senso è costituito dalla celebre tazza, importata da Rodi e rinvenuta in una tomba a cremazione della necropoli su cui è stato inciso in alfabeto euboico, e dunque a Pithecusae stessa, un epigramma in tre versi che allude alla famosa coppa di Nestore descritta dall’Iliade, l’unico esempio pervenutoci di un brano poetico in scrittura contemporanea alla composizione stessa dell’Iliade.
Il testo è scritto in direzione retrograda, come nella scrittura fenicia; il secondo e terzo verso sono perfetti esametri. Le poche, piccole lacune sono tutte interpretabili con sicurezza tranne la seconda parola del primo rigo, che ha quattro o cinque lettere mancanti.

La trascrizione del testo è la seguente:
“Di Nestore… la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.